Copertina Il cardillo addolorato

Descrizione

Tre giovani Signori - un principe, uno scultore, un ricco commerciante - scendono dal Nord dell’Europa verso Napoli. Siamo alla fine del Settecento. Pretesto del viaggio è la visita a un celebre guantaio, che vive a Santa Lucia con le figlie, entrambe «ugualmente alte, impettite, belle e insopportabilmente mute». Così si avvia questo romanzo, nel segno di un carattere che sarà di tutto il libro: la trasparenza e il mistero. Crediamo, all’inizio, di essere impigliati in un groviglio di storie umane, molto umane - in un romanzo «che tratta di Amori e Assassini», e perciò di «storie sotterranee, legate a città sotterranee, crudeli storie di fanciulle impassibili, di Folletti disperati, di Streghe sentimentali e di Principi Squilibrati, oltre che di altri fantasmi» -, eppure nulla di questa scena vorticosa e incantatoria avrebbe senso se non agisse in essa l’attrazione invincibile (o la ripulsa) verso qualcosa che sta di là dall’umano - ed è «il cuore della Natura», («un ben profondo cuore, signore; ma quanto lontano da noi!» sentiremo dire da un personaggio). Un cuore muto - come appare all’inizio la bellissima, misteriosa Elmina, la Chimera che i tre giovani del Nord sono venuti a incontrare, sollevati nell’aria dall’«entusiastico Pegaso» sul loro carro apollineo -, un deserto dove solo a momenti trilla il suono del Cardillo, questo essere piccolo fra i piccoli, inerme e spietato, che «distrugge chi lo ama». Allora il cardellino che ci era apparso all’inizio quale vittima di sinistri giochi infantili diventa l’onnipresente Cardillo, che ci avvolge e ci sconvolge come l’immensità che non conosciamo. La sua voce è destinata a rimanere per sempre nella mente di chi ha la ventura di udirla. Così sarà di questo romanzo.

Ascolta

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