Copertina L’equivoco del sud: sviluppo e coesione sociale

Descrizione

Al Sud si è più poveri; c'è meno lavoro, ma soprattutto, ci sono condizioni di vita e qualità delle relazioni sociali molto più basse. Qual è una possibile spiegazione di questo evidente insuccesso? Va attribuito a interventi sbagliati, a leggi fatte male e gestite peggio? Ci sono stati sprechi? La colpa è nella classe politica meridionale incapace e corrotta? O vogliamo scivolare su improbabili e patetiche motivazioni antropologiche che fanno dei meridionali dei cialtroni o dei "lazzaroni"? Sono spiegazioni che non convincono. E se invece ci chiedessimo con una riflessione più vasta, più "laica", se la impostazione culturale e politica sia stata sbagliata? Non la attuazione, non le modalità, non i singoli strumenti, ma la strategia? Non è forse vero che è mancata la capacità di definire un progetto politico, una strategia di sviluppo complessiva? La tesi di queste pagine è che, dopo l'avvio della Cassa per il Mezzogiorno impegnata in una straordinaria opera di infrastrutturazione primaria che aveva carattere di vera e propria emergenza, vi sono stati molti soldi, molti tentativi di spallate e interventi "risolutivi", molte innovazioni negli strumenti ma poche scelte politico-strategiche, tutte sostanzialmente sbagliate compresa quella, potente e affascinante, della grande industrializzazione di base. Ci vuole una forte discontinuità: una discontinuità non tanto nella strumentalizzazione e neppure solo nel recupero della trasparenza degli interventi, ma nell'obiettivo. Il divario da recuperare non è quello del reddito ma quello delle condizioni di vita, dei diritti di cittadinanza, della legalità, della "densità istituzionale". Ci si deve convincere che bisogna ripartire dal sociale: la coesione sociale non è una conseguenza dello sviluppo ma ne è la principale condizione.

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