Copertina Sindbad torna a casa

Descrizione

Sindbad era lo pseudonimo sotto il quale si celava il narratore ungherese Gyula Krùdy (1878-1933), personaggio leggendario della bohème budapestina, celebre autore di centinaia di novelle e romanzi. Marai lo considerava suo maestro, e lo amò a tal punto che non solo gli dedicò un gran numero di scritti e citazioni sparse, ma ne fece anche il protagonista di questo libro. Dove, in una mattina di maggio, Sindbad esce dalla sua abitazione nel sobborgo di Obuda con l'intenzione, una volta tanto, di tornare presto e provvisto di denaro e regali per la figlia e la moglie. Ma dopo aver ceduto alla tentazione di salire su una carrozza pubblica, i buoni propositi cominciano impercettibilmente a svaporare, perché "nell'ondeggiamento a molle rotte di quelle vecchie carrozze a due cavalli di Pest c'era ancora qualcosa che ricordava il ritmo fluttuante e oscillante dell'altra vita", il mondo dell'Ungheria di un tempo. E come in sogno, Sindbad rivisita quel mondo scomparso vagabondando e indugiando nei luoghi che ancora ne conservano le tracce: dal bagno turco, dove "Occidente e Oriente si confondevano nella nebbia bollente", ai caffè - "isole pacifiche della solitudine, della meditazione, della memoria, dei passatempi silenziosi" - a uno di quei ristoranti dove ancora si avverte la sensazione di vita che pervade l'ungherese. Per imboccare infine la via di casa solo verso l'alba - prendendo congedo, forse per sempre, da quella città dove tutto pareva dimezzato.

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