Copertina Il divano Istanbul

Descrizione

L'impero ottomano si stendeva per un territorio immenso, da Algeri alla Mecca, da Bagdad a Belgrado. Quell'impero islamico era bellicoso e dispotico, il regime tirannico: il sultano aveva poteri di vita e di morte sui sudditi. Eppure da impero interrazziale e interreligioso quale era, risultava tollerante e aperto: i cristiani potevano praticare la loro religione e gli ebrei scacciati dall'Occidente vi trovavano ospitalità così come gli stranieri. Lo stato era organizzato in maniera efficiente: il governo dell'impero, il divan, era presieduto dal gran visir. Le popolazioni che vi abitavano erano le più diverse, dai turchi a popoli nomadi che portarono dalle steppe asiatiche le loro tradizioni, come le code di cavallo, simbolo di potere, che venivano piantate davanti alle tende negli accampamenti militari - solo il sultano poteva averne 7; o come il divan a cavallo, cui si ricorreva per prendere decisioni importanti in tema di guerra e di pace. Tuttavia a un certo punto questo stato immenso entrò in crisi: l'arretratezza tecnologica e il ritardo rispetto all'Occidente lo lasciarono ai margini: mentre l'Europa progrediva, l'impero ottomano restava attaccato a un modello ormai arcaico che l'avrebbe reso preda del colonialismo occidentale. Alessandro Barbero ripercorre la storia dell'impero ottomano, riscoprendo aspetti più nascosti che illuminano di una diversa verità storica, quello che comunemente - se ci si limita a una chiave di lettura facile e ingannevole - viene chiamato scontro di civiltà.

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