Romanzi distopici

Il termine “distopìa” è stato coniato in opposizione ad “utopia” ed è utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società futura fittizia nella quale le tendenze sociali sono portate ad estremi apocalittici.

 

Nei romanzi distopici la vicenda viene ambientata in una società spaventosa, pericolosa, cruda, in cui non vorremmo mai vivere, ma proprio questo aspetto rende la vicenda ancora più avvincente.

 

Questi romanzi, collocati all’apparenza in un futuro irreale, ci portano in realtà a riflettere sulla società di oggi.
Dietro la distopia, infatti, si cela quasi sempre la denuncia di certi aspetti della realtà contemporanea.
Man mano che sfogliamo le pagine di un romanzo distopico, ci rendiamo conto che le vicende narrate sono molto meno improbabili di quello che sembrano, e pensiamo inevitabilmente a quello che potrà essere il futuro della società odierna.

 

Solitamente, i testi distopici appaiono come opere di avvertimento, o satire, che mostrano le tendenze negative attuali e i pericoli della società attuale svilupparsi sino a raggiungere dimensioni apocalittiche.

 

Un romanzo distopico può rappresentare eventuali società future in cui il potere dell’autorità (politica, religiosa, tecnologica, ecc.) pretende di controllare ogni aspetto della vita umana; può essere di ambientazione post-apocalittica, cioè un mondo arrivato alla sua massima degradazione dovuta a catastrofi globali, per lo più causate dall’uomo. Tra i romanzi distopici, troviamo anche la rappresentazione di determinate società umane sull’orlo del disastro, la cui fine viene avvertita come imminente.

 

In registrazione, in occasione dell’uscita dell’omonima pluripremiata serie televisiva, “Il racconto dell’ancella” (The Handmaid’s Tale, 1985) di Margaret Atwood.

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