Copertina Niente, più niente al mondo

Descrizione

Un monologo di Massimo Carlotto, che sconvolge il lettore e gli apre gli occhi su ciò che ha davanti a sé ma non vuole o non può vedere. Una donna, seduta su una poltrona di plastica acquistata in un discount, vestita con un abito cinese da 12,90 Euro, con una bottiglia di vermut ormai vuota in mano, parla da sola. Nelle sue parole sfilano le immagini di una vita perduta, una vita come tante. Anche lei è stata ragazza, con sogni ed entusiasmi. Ha sposato un operaio metalmeccanico nella Torino degli anni Settanta, ha avuto una figlia e ha sognato un futuro diverso. Poi la vita, o l'ingiustizia di questo nostro sistema, ha ucciso ogni speranza. Disoccupazione per il marito, servizio a ore per lei nelle case dei più fortunati, una figlia che non segue le sue aspirazioni di farla diventare una velina, una comparsa in TV, anche solo una prostituta, purché di lusso, fuori dalla miseria quotidiana, dal mondo dei perdenti. Come in un delirio, a volte grottesco (ad esempio nella scena dove ricorda l'impotenza del marito, l'acquisto del Viagra, il calcolo meticoloso del costo di ogni scopata), a volte straziante, ma mai patetico, la donna rievoca la propria storia e quella della sua famiglia, mentre snocciola un rosario di cifre, di prezzi, di marche di prodotti, di promozioni, di trasmissioni TV: tutto il suo universo "culturale" in cui la miseria spirituale è parallela a quella economica. A questo – dice Carlotto – ha condotto il consumismo e l'ingiustizia del nostro sistema di vita. L'omicidio in famiglia, a quel punto, non è che uno dei possibili esiti (tra l'altro un fenomeno in crescita continua in Italia) della miseria economica e morale. Come sempre Carlotto evita il pamphlet, la diatriba ideologica, la narrazione è asciutta e spietata, e proprio per questo molto più efficace nel raccontare la realtà. Il risultato è un racconto straziante e bellissimo sull’Italia di oggi.

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