Copertina Ritorno a Baraule

Descrizione

Ma perché mai, dopo tanti anni passati in continente, Carmine Pullana era tornato al paese Per sapere, finalmente, la verità. Per cercare i tasselli che mancavano al mosaico della sua vita, e poter morire in pace. Per scoprire, innanzitutto, che cosa era accaduto la notte in cui negli stagni davanti a Baraule era stato trovato il corpo straziato di Sidora Molas e nella rete di Martine Ragas, noto Polifemo, era rimasta impigliata "quella cosa informe che sembrava un coniglio scuoiato, una spugna rossa inzuppata di sangue", e invece era un neonato, "un innocente che non aveva neanche la forza per piangere". Martine l'aveva messo ad asciugare pancia al sole dentro il berretto, e la creatura aveva ripreso a respirare. "Questo è uno che non vuole morire" aveva pensato il pescatore. "Qualcuno lo ha rispedito indietro dall'inferno". Lo aveva portato a sua sorella Battistina, che lo aveva battezzato con l'acqua del pozzo: "Carmine, Carmineddu, il nostro angelo venuto dal mare" gli diceva. Poi però Martine l'aveva venduto a un proprietario barbaricino che aveva la moglie "vurva sicca", e Battistina era morta dal dolore. Quelli lo avevano fatto crescere da signore, lo avevano fatto studiare, e Carmine era andato all'università ed era diventato dottore - anzi, era diventato "il Dio dei bambini col cuore guasto". Ma sempre, per tutti quegli anni, aveva rivolto a Dio la stessa tormentosa e dolente supplica: "Dimmi il nome di mia madre e quello di mio padre!". E adesso che dentro il petto aveva quel "cane che gli addentava i polmoni", e quando tossiva sputava sangue - adesso era arrivato il momento di sapere.

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