Copertina I doni della vita

Descrizione

Pierre Hardelot, erede delle Cartiere Hardelot, ha una fidanzata che sembra «fatta di latte, di burro, di panna», ma è innamorato di un’altra: una che non gli permetteranno mai di sposare, una che viene da una famiglia socialmente inferiore, e che non ha una ricca dote. Eppure, alla vigilia del matrimonio – infrangendo una invisibile ma solida barriera «fatta di sangue ricco, di carni sode e sane, di risparmi investiti in titoli di Stato, destinata a proteggere per sempre la gioventù contro le insidie della sorte e le sue stesse passioni», e infrangendo anche la legge non scritta per la quale di generazione in generazione accoppiamenti giudiziosi stringono sempre di più i legami tra le poche famiglie che contano della ricca borghesia di provincia –, Pierre decide di affrontare lo scandalo e sposa la donna che ama. Comincia così «il grande romanzo classico» – com'è stato definito – di Irène Némirovsky: trenta capitoli in cui, attraverso la storia della famiglia Hardelot, si percorrono trent'anni di storia francese, da quelli che precedettero la prima guerra mondiale a quelli che vedono (nel momento stesso in cui Irène racconta gli eventi, come suol dirsi, in presa diretta) l'occupazione della Francia da parte dei tedeschi. E qui – nella parte conclusiva del romanzo, allorché si compiono i destini dei personaggi che ha seguito con il suo sguardo affettuoso e ironico – Irène Némirovsky ci stupisce ancora una volta, dimostrando (esattamente come in Suite francese, la cui stesura portava avanti in parallelo, e di cui I doni della vita si può considerare come una prova generale) una lucidità quasi profetica su quelli che saranno i destini dell'umanità tutta.

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