Copertina Romolo il Grande

Descrizione

Roma, quinto secolo dopo Cristo. L'impero romano è allo sfascio. Romolo Augusto, erede suo malgrado dei fasti del passato, sembra quasi compiacersi della marcia trionfale che accompagna la calata dei germani verso Roma, sotto la guida di Odoacre. Nelle casse imperiali non c'è un centesimo. Tutti i beni sono pignorati. Romolo non sembra curarsene. Se ne sta alla larga da Roma, e si dedica serenamente, nel proprio podere, all'allevamento dei polli, che portano i nomi dei grandi imperatori: Tiberio, Augusto, Domiziano... Invano la moglie Giulia, l'imperatore d'Oriente, il futuro genero Emiliano tentano di chiamarlo alla ragione. Invano, il ricchissimo Cesare Rupf - eccelso fabbricante di calzoni - offre a Romolo un'occasione d'oro per salvare l'impero. Rupf propone milioni di sesterzi e sloggio immediato dei barbari in cambio di Rea - figlia dell'imperatore - e di una salvifica "fusione" fra impero romano e Superditta Cesare Rupf. Romolo, incredibilmente, rifiuta. E i germani espugnano Roma. Eppure, proprio nel momento della massima disfatta, l'imperatore e lo stesso Odoacre prenderanno tutti in contropiede. Romani, germani e lettori. Una satira brillante e impietosa sul rapporto fra politica ed economia, un racconto incalzante e divertente. Con il suo fare stoico e buffonesco, fintamente sprovveduto, Romolo si erge a giudice, meglio, a boia più che consapevole di un impero marcio, sanguinario e già condannato.

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