Dolomiti Open: Al passo Duràn una lettura inclusiva tra natura, emozioni e resilienza

Certe giornate nascono semplici e, quasi senza accorgersene, diventano speciali. Al Passo Duràn, il 12 luglio scorso, la montagna si è trasformata in un grande spazio d’ascolto: il fruscio del vento tra i sassi, il calore del sole sulla roccia, lo sguardo silenzioso del Pelmo e, soprattutto, le voci che si intrecciano. È lo spirito di Dolomiti Open: salire in quota per vivere esperienze inclusive che uniscono persone diverse attorno a un’idea condivisa. La montagna è di tutti, e ciascuno può abitarla con il proprio passo, con il proprio modo di esserci.

In questo clima di condivisione, il Libro Parlato “A. Sernagiotto” di Feltre ha proposto una lettura inclusiva che ha trovato nel volume “Sono solo un albero” di Francesca Mussoi il suo cuore narrativo. Un testo che parla di Dolomiti, di radici che affondano nella terra, di tempeste che sradicano e scompongono. Tempeste reali, come Vaia, capaci di cancellare interi boschi in una notte. Tempeste interiori, che arrivano senza preavviso e ci chiedono di fare i conti con la nostra fragilità. Il gruppo dei lettori (magistralmente guidato da Fabio Dalla Zuanna e Anna Branciforti) si è raccolto nei pressi del Rifugio Cesare Tomè, sotto un sole caldo che illuminava i volti e disegnava i profili delle vette. Le parole scorrevano una dopo l’altra, affidate a lettori con diverse abilità, provenienti da esperienze di vita differenti e uniti dallo stesso desiderio di condividere una storia. Era una lettura realmente inclusiva: ogni voce trovava spazio, tempo e ascolto, componendo un coro eterogeneo e armonioso.

Accanto a loro, i donatori di voce del Centro del Libro Parlato di Feltre intrecciavano la propria esperienza a quella di chi si metteva in gioco in un reading in quota. L’autrice dialogava con il coordinatore dell’evento, Fabio Dalla Zuanna, soffermandosi sui temi che attraversano il libro: la forza che nasce dalla vulnerabilità, il legame profondo con la natura, la capacità di rialzarsi dopo ogni colpo. Le letture diventavano un filo che si annodava agli interventi dell’autrice creando un flusso morbido, quasi musicale.

Da quel dialogo emergeva un messaggio semplice e luminoso: le tempeste non si evitano, si attraversano. È nel cammino, nel restare presenti anche quando tutto sembra piegarsi, che si scopre la resilienza. Come un albero che, ferito dal vento, trova comunque il modo di mettere nuove gemme.

Articolo di Claudia Cattadori per RadioPiù