Cesare Cornoldi e i disturbi specifici dell’apprendimento

Ripercorriamo insieme anche questo mese i momenti salienti dell’evento “Ascoltare per Conoscere” che ha riscontrato un grande successo, sia per il numero di iscritti che per l’importante contributo di tutti gli speaker coinvolti. 

Tra questi vogliamo oggi ricordare l’intervento del Professore, Psicologo e Accademico Cesare Cornoldi che, durante la seconda giornata dell’evento, ci ha raccontato dei disturbi specifici dell’apprendimento e degli strumenti compensativi. 

Ecco qui di seguito alcuni estratti della sua intervista.

Oggi siamo con il professore Cornoldi per parlare dei disturbi dell’apprendimento. Professore, la lettura richiede competenze di tipo strumentale e di comprensione. Quali sono le difficoltà che possono incontrare gli studenti che non possiedono alcune di queste doti?

“Tante difficoltà. […] Voi fate un servizio che è utile a tutti e un lettore poco esperto può proprio trarre beneficio, perché la serie di difficoltà che presenta lo portano a leggere poco. I nostri studi hanno mostrato che un grosso problema del lettore inesperto è la fatica. Spesso noi ci soffermiamo solo sull’aspetto del leggere male o del non saper leggere, ma è molto importante anche l’elemento della fatica. Noi vediamo, per esempio, bambini che in qualche modo ce la fanno leggere, ma sono presto esausti.”

Parliamo di diagnosi. A che punto siamo oggi nella diagnosi dei disturbi specifici di apprendimento e nelle certificazioni? Quali sono le linee guida che vengono adottate oggi nella scuola?

“La scuola ha un ruolo importante nella segnalazione, nel far presente alle famiglie e ai servizi che probabilmente il bambino ha un disturbo di lettura. I servizi competenti, privati o pubblici, danno poi una valutazione completa per confermare o meno la presenza di un disturbo di lettura. In Italia ci sono state molte iniziative pregevoli e i criteri utilizzati per la diagnosi sono abbastanza omologati, mentre per altre problematiche psichiche ci sono posizioni un po’ differenti. Oggi tutti gli studi scientifici sono scritti in una lingua comune, l’inglese: sappiamo inoltre quello che succede negli altri Paesi del mondo e, più o meno, abbiamo gli stessi standard. Va precisato che la dislessia assume delle forme lievemente diverse a seconda delle caratteristiche della lingua in cui si deve leggere.”

Per ogni caso, ciò implica anche una buona preparazione psicopedagogica degli insegnanti. Non sempre, però, la scuola ha il tempo, le risorse e, mi sento di dire, anche la volontà di intervenire in questo senso. Come si sta lavorando oggi sul campo?

Noi riteniamo che l’esperto che ha fatto la diagnosi abbia capito abbastanza bene il profilo del bambino e che debba poi mantenere un contatto con la famiglia e la scuola. 

Capisco che i servizi pubblici non ce la fanno, peccano talmente di tante richieste, però possono esserci degli esperti.

Un tempo si bocciava e basta, adesso invece si cerca di portare avanti tutti. Questo vuol dire che l’insegnante, almeno per 1/3 dei suoi allievi, deve rivolgere un’attenzione personalizzata.”

Può succedere che la certificazione porti ad adagiarsi e a farlo diventare un pretesto per non impegnarsi?

“Sì, c’è questo timore. Io ho due timori sul fatto che l’insegnante non riesca a dedicarsi tanto. Il primo è quello che menziona Lei, cioè che ricorrendo alle dispense o al registratore poi non segua tanto il bambino.  

Il secondo è che, non avendo il tempo per riflettere sulle caratteristiche del bambino, dia dei consigli standard. A volte funzionano, ma applicati così alla cieca creano solo confusione. Ad esempio, ci sono dei bambini con dislessia che si lamentano che l’insegnante non li fa mai leggere.” 

Adesso parlerei di voce umana, che è quella che noi utilizziamo come donatori di voce e sembra avere un notevole potenziale. Chi la usa per donare la lettura dei testi a una persona che non può farlo autonomamente lo sa bene. Quanto è importante la prosodia di un lettore che affronta un testo per un dislessico o non vedente e saper utilizzare al meglio l’efficacia della propria voce?

“È importantissima. Infatti è la qualità del testo che si sente che induce comprensione e soprattutto piacere. Noi vediamo che la voce umana, soprattutto di chi sa leggere e bene, è un salto di qualità impressionante. È un lavoro prezioso quello che fate e credo non si perderà mai.”

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