I romanzi di Philip Roth

Ad un anno dalla sua morte, ricordiamo Philip Roth, uno dei più venerati scrittori statunitensi, autore di La macchia umana e Pastorale americana.

Instancabile osservatore della società americana, Roth nasce il 19 marzo del 1933 nel New Jersey, da una famiglia di origine ebrea.

Prima di diventare famoso nel 1969, dopo la pubblicazione di “Lamento di Portnoy”, ha studiato letteratura anglosassone e in seguito insegnato letteratura comparata all’Università della Pennsylvania.

 

Potendo vantare una produzione ampia e costante, Philip Roth è stato proposto più volte per il Premio Nobel, che non ha mai ottenuto, pur essendo stato l’unico scrittore americano la cui opera sia stata pubblicata in forma completa e definitiva dalla Library of America mentre era in vita.

I suoi romanzi tendono a essere autobiografici, con la creazione di alter ego attraverso i quali riesce ad analizzare se stesso, ma anche la propria identità ebraica e quella di tutti gli Stati Uniti.
Il suo debutto con “Addio, Columbus e cinque racconti” lascia intravedere lo stile che seguirà sempre questo autore. La psicanalisi, il laicismo di matrice ebraica e l’umorismo, spesso nero e tagliente, con cui descrive la società contemporanea saranno i suoi soggetti preferiti.

 

Nel 1990 Roth ha sposato in seconde nozze Claire Bloom che, dopo la separazione nel 1994, ha pubblicato un libro di memorie in cui viene ritratto in modo poco generoso. Alcune pagine amare di Ho sposato un comunista sembrano allora costruite in reazione al libro di lei.

Questo romanzo fa parte della saga di opere che hanno per protagonista Nathan Zuckerman, alter ego dello scrittore.

 

Ne La controvita viene narrata la vicenda del fratello dentista di Nathan Zuckerman, Henry che, nonostante una vita tranquilla, dovrà prendere una decisione difficile. Tutti i personaggi in questa opera si confrontano con l’incessante tentazione di un’esistenza alternativa che possa ribaltare il loro destino. La scrittura si complica con diverse voci e punti di vista, portando allo stesso tempo a una riflessione sulle diverse possibilità di fare letteratura.

 

Le vicende autobiografiche raccontate nell’opera Patrimonio. Una storia vera riguardano il padre di Philip Roth che si deve confrontare con un tumore al cervello e il percorso parallelo di un figlio che vede morire il padre. Il rapporto padre-figlio viene descritto con un incessante lavoro di memoria e quindi di riscrittura degli eventi.

 

Con il romanzo Everyman Roth diventa l’unico scrittore ad aver preso tre volte il Premio PEN/Faulkner per la narrativa. Partendo dalla fine e ricostruendo la sua vita ormai passata, Philip Roth narra le vicende dell’intera vita del protagonista riflettendo così sull’invecchiare, sull’ammalarsi e sul morire dell’uomo.

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