In piazza dei Martiri sfila la generosità del volontariato – «Gli altri siamo noi»

Grande vetrina per le associazioni che aiutano i bisognosi

Tutte cercano delle nuove leve per proseguire l’attività

«Ci sono anche tanti giovani ma servono dei rincalzi»

Il volontariato bellunese si racconta. E cerca nuove leve, spiegando le caratteristiche che ricercano in esse. Passeggiando in piazza dei Martiri tra gli stand di “Volontariato al centro”, giornata promossa dal Comune che vuol dare luce alle associazioni che in varie forme aiutano il prossimo, emerge un mondo vitale e accogliente, ma sempre bisognoso di forze fresche per portare avanti la propria meritevole opera.

È il caso della Società di San Vincenzo de’ Paoli, il cui Consiglio centrale di Belluno festeggia quest’anno 80 anni d’attività. «Siamo un’associazione presente in 154 Paesi nel mondo, con circa 20 mila volontari. Nel Bellunese contiamo sette conferenze, cioè gruppi operativi sul territorio, e circa 90 volontari, impegnati prevalentemente in ambito parrocchiale», illustra la presidente provinciale Concetta Ingoglia. «Aiutiamo singole persone e famiglie in difficoltà pagando bollette, affitti, spese condominiali, mense scolastiche, farmaci e visite specialistiche, oltre a fornire generi alimentari. Siamo presenti anche nelle carceri, dove sosteniamo i detenuti nelle necessità pratiche e le loro famiglie. Raccogliamo fondi attraverso iniziative di solidarietà e partecipiamo a bandi per reperire le risorse necessarie. La maggior parte dei nostri volontari», continua Ingoglia, «ha tra i 45 e i 50 anni o più. Abbiamo anche alcuni giovani che ci danno una mano dall’esterno dell’associazione, e siamo molto contenti di accoglierli. Abbiamo bisogno di nuove leve. La caratteristica fondamentale è la disponibilità all’ascolto: bisogna saper accogliere l’altro, comprenderne le difficoltà e mettersi in empatia con lui. Non dobbiamo mai far pesare l’aiuto come fosse un’elemosina dall’alto. Il nostro compito è accompagnare le persone a uscire da una situazione di bisogno che può generare emarginazione e solitudine. Vogliamo aiutarle a ritrovare la propria dignità e a reinserirsi pienamente nella società».

L’occhio poi cade sulla bancarella del Centro Internazionale del Libro Parlato di Feltre. «Dal 1983 la nostra missione principale è la produzione di audiolibri, per consentire anche a chi non può accedere autonomamente alla lettura, per difficoltà visive, dislessia o disabilità cognitive, di fruire dei libri», racconta la presidente Luisa Alchini. «Oggi contiamo più di 400 donatori di voce in tutta Italia, che registrano da casa, e un catalogo di oltre 18 mila titoli, con circa 2.000 utenti all’anno. Accanto a questa attività, facciamo sensibilizzazione sul territorio, collaboriamo con altre associazioni e, attraverso il gruppo dei Libri parlanti, organizziamo letture pubbliche e portiamo momenti di sollievo nelle strutture per anziani. In provincia siamo una cinquantina di volontari impegnati in queste attività. La maggior parte dei donatori di voce sono persone mature, anche perché servono tempo e costanza: quando un utente richiede un libro, dobbiamo poterlo consegnare in tempi ragionevoli. I giovani mostrano interesse e possono darci una mano soprattutto nella promozione, nelle collaborazioni e negli spettacoli, ma non sempre riescono a garantire continuità. Il volontario deve amare la lettura e la comunicazione, avere una buona preparazione nella lettura espressiva e il desiderio di mettere la propria voce al servizio degli altri».

Un altro tipo di accompagnamento è quello che dà il Gruppo Autismo Belluno. «Siamo un’associazione di genitori con figli con autismo, aperta a chiunque voglia iscriversi, diventare socio o sostenerci. Ci occupiamo di bambini, ragazzi e adulti, dai più piccoli che hanno appena ricevuto una diagnosi fino a persone anche di 50 anni», presenta Emily Bortot, componente del consiglio direttivo. «Proponiamo attività laboratoriali pensate per rispondere alle diverse esigenze, distinguendo tra chi necessita di maggiore supporto e chi ha più autonomia. Un altro ambito importante è l’informazione, soprattutto sulla normativa e sul progetto di vita per le persone con disabilità, fondamentale per costruire una rete di sostegno durante e dopo la vita dei genitori. Attualmente abbiamo circa una decina di volontari storici, i soci sono oltre 100, ma, come accade in molte realtà, non tutti sono attivi. Per questo c’è sempre bisogno di nuove persone che abbiano voglia di mettersi in gioco. I nostri volontari lavorano molto bene con i ragazzi, ed è un aspetto importante, non scontato. Non servono competenze particolari o un’età specifica: può farlo chiunque, purché abbia voglia di conoscere cos’è l’autismo, di capire le persone con cui si relaziona e di dedicare loro tempo. Servono soprattutto pazienza e disponibilità, e non spaventarsi di fronte ad eventuali comportamenti problematici. Credo che chi sceglie di fare volontariato abbia già una sensibilità intrinseca: è da lì che si parte».

Articolo di Ivan Ferigo tratto dal “Corriere delle Alpi” del 27 settembre 2026