I disturbi specifici del linguaggio | Approfondimento

Disturbi Specifici del linguaggio: cosa sono?

I Disturbi Specifici del Linguaggio (DSL) rappresentano un ritardo o un disordine in uno o più ambiti dello sviluppo linguistico in assenza di deficit cognitivi, sensoriali, motori, affettivi e di importanti carenze socio-ambientali. La denominazione “specifici” indica appunto il fatto che viene colpita in modo mirato la componente linguistica.

Si tratta cioè di disturbi nei quali la normale acquisizione del linguaggio risulta alterata fin dalle prime tappe dello sviluppo fisiologico. Ciò comporta un importante impatto nell’ambito della comunicazione e della partecipazione sociale.

In particolare i DSL presentano queste caratteristiche specifiche:

  • Non sono determinati da lesioni organiche e/o quadri patologici
  • Vi è una caduta specifica nei test linguistici in bambini con un Quoziente Intellettivo nella norma
  • Non sono attribuibili a deficit sensoriali, motori, neurologici, fattori ambientali o socio-economici
  • Ostacolano lo sviluppo sociale e l’apprendimento. Se non vengono trattati in modo adeguato infatti il rischio è che comportino disturbi d’apprendimento e della condotta
  • Hanno una prevalenza di 5 bambini su 100, con un rapporto maschi-femmine di 2,5:1

Poiché l’espressività dei DSL non è associata a lesioni organiche e/o quadri patologici, in seguito alla Consensus Conference del 2019 in materia di disturbi del linguaggio, vengono indicati anche con il termine Disturbi Primari del Linguaggio.

Questa definizione pone l’accento sulla distinzione con un’altra categoria, ovvero quella con i Disturbi del Linguaggio secondari. In quest’ultimo caso infatti si intende un deficit di una o più componenti del linguaggio in soggetti in cui vi è almeno una delle seguenti problematiche:

  • disturbi severi della funzione uditiva
  • ritardo mentale
  • lesioni cerebrali
  • paralisi cerebrali infantili (PCI)
  • epilessia
  • palatoschisi
  • disturbi pervasivi dello sviluppo
  • disagio socio-ambientale grave

La verifica della presenza di uno di questi quadri risulta importante, poiché anche intervenendo in modo mirato sulla componente linguistica difficilmente si assiste ad un miglioramento significativo in quanto vi è tutta una serie di difficoltà legate alla condizione patologica di base.

disturbi specifici del linguaggio DSL, bambino al lavoro

Classificazione dei Disturbi Specifici del Linguaggio

I Disturbi Specifici del Linguaggio sono classificati sia all’interno dell’ICD-10 sia nel DSM-V, con alcune differenze.

L’ICD-10, ovvero l’ultima edizione della classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati stilata dall’OMS, sancisce la seguente classificazione dei Disturbi Specifici del Linguaggio:

  • Disturbo Specifico dell’Articolazione dell’Eloquio – disturbo nell’acquisizione del linguaggio, nel quale il bambino utilizza dei suoni per l’espressione delle parole. Tali suoni che sono al di sotto del livello appropriato per la sua età mentale, mentre per quanto riguarda tutti gli altri compiti linguistici rientra nella norma
  • Disturbo del Linguaggio Espressivo – disturbo dell’acquisizione del linguaggio, in cui la capacità di usare il linguaggio espressivo è marcatamente al di sotto dell’appropriato livello per l’età mentale del soggetto. Si tratta di un disturbo selettivo nella produzione linguistica: a livello più alto dell’elaborazione e a livello più basso motorio. Può essere accompagnato da un’alterazione dell’articolazione dell’eloquio
  • Disturbo della Comprensione del Linguaggio – disturbo del linguaggio, in cui la compromissione riguarda la comprensione. Un’alterazione della comprensione comporta anche un deficit del linguaggio espressivo, che si manifesta come un deficit riflesso, secondario
  • altri disturbi evolutivi dell’eloquio e del linguaggio
  • disturbi evolutivi dell’eloquio e del linguaggio non specificati

Nel DSM-V, ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, i disturbi della comunicazione sono inseriti all’interno della macroarea dei disturbi del neurosviluppo con la seguente classificazione:

  • Disturbo del Linguaggio – Disturbo Primario del Linguaggio
  • Disturbo fonetico-fonologico
  • Disturbo della fluenza con esordio nell’infanzia – Balbuzie
  • Disturbo della comunicazione sociale e della pragmatica

Cause dei Disturbi Specifici del Linguaggio

Attualmente non è ancora stata identificata una causa univoca per i DSL. Nella maggior parte dei bambini l’espressione sembra essere determinata da un complesso disordine multicausale, in cui intervengono fattori ambientali e genetici che interagiscono tra di loro.

Sintomi dei Disturbi Specifici del Linguaggio

La sintomatologia dei Disturbi Specifici del Linguaggio si esprime in modo variabile a seconda dell’età del soggetto.

Nei primi tre anni di vita è più evidente la compromissione della fonologia, cioè l’organizzazione dei suoni in strutture che sono portatrici di significato. In età precoce inoltre possono essere presenti difficoltà a discriminare e ad articolare alcuni fonemi e a programmarli sequenzialmente all’interno delle parole.

Nelle età successive si fanno più evidenti le imprecisioni sintattiche, lessicali e narrative.

La difficoltà a produrre frasi grammaticalmente corrette è marcata e persistente: spesso le frasi sono telegrafiche, un elenco di parole con significato concreto. Inoltre si assiste ad uno scarso uso di preposizioni, articoli e congiunzioni. Il verbo, quando presente, non sempre viene declinato correttamente.

Successivamente si fanno più evidenti le anomie. Con questo termine si indica la problematicità nel reperire il nome di un oggetto, a cui il bambino cerca di sopperire con parole passepartout, circonlocuzioni, generalizzazioni di significato e parafasie semantiche. Capita poi spesso che ammetta di non ricordare la parola, rinunciando a proseguire la comunicazione.

Il racconto di episodi vissuti o di una storia conosciuta rimane a lungo difficoltoso: le frasi sono brevi e contratte, con una scorretta successione degli elementi o con l’omissione di alcuni di essi.

In età adolescenziale e adulta i disturbi recettivi sfociano in difficoltà di interpretazione delle metafore.

Diagnosi dei Disturbi Specifici del Linguaggio

La diagnosi dei DSL non è semplice. Innanzitutto si deve escludere la presenza di deficit cognitivi, sensoriali, motori, affettivi e importanti carenze socio-ambientali. Quindi si deve constatare che non si tratta di un caso di Disturbo Secondario del Linguaggio, come descritto in precedenza.

Occorre inoltre fare un’ulteriore diagnosi differenziale con delle condizioni di ritardo di linguaggio, i cosiddetti bambini “late talkers”, in cui le acquisizioni delle tappe del linguaggio si presentano più tardivamente rispetto alla norma. Nel caso del semplice ritardo infatti i bambini, sebbene non rispettino le tempistiche fisiologiche individuate, raggiungono le competenze linguistiche adeguate entro i 36 mesi.

Per questo motivo il Disturbo Specifico di Linguaggio è diagnosticabile in modo sicuro nei bambini a partire dai 3 anni di età circa.

La diagnosi viene condotta in questo modo per esclusione e quindi eliminando tutte quelle situazioni in cui il disturbo del linguaggio viene determinato da un’altra condizione morbosa di base.

Inoltre ci si può anche basare su una diagnosi per inclusione, la quale cerca invece di descrivere tutti i patterns specifici ed esclusivi del Disturbo Specifico del Linguaggio.

Verificata l’assenza delle due situazioni appena citate, il processo valutativo-diagnostico prevede l’intervento del Neuropsichiatra Infantile e del Logopedista, per individuare le componenti linguistiche compromesse.

Il Neuropsichiatra Infantile incontra in prima battuta il bambino e, individuata la fragilità dell’aspetto linguistico, lo invia al Logopedista per una valutazione più specifica ed approfondita.

Il Logopedista stabilisce più incontri valutativi, nel corso dei quali mette in atto un approccio che combina i seguenti strumenti:

  • Osservazione diretta – consente di monitorare il comportamento linguistico in un contesto ecologico, in cui il bambino non si sente particolarmente messo alla prova. Permette quindi di osservare la sua spontaneità e fornisce indicazioni di tipo qualitativo sull’aspetto del linguaggio
  • Questionari – vengono compilati dai caregivers del bambino e danno la possibilità al professionista di conoscere le attitudini linguistiche del soggetto nei suoi ambienti di vita abituali
  • Test – richiedono una performance specifica da parte del bambino ed analizzano uno o più aspetti specifici del linguaggio. Al termine della somministrazione vengono corretti secondo le indicazioni del manuale e forniscono un risultato numerico, quantificando quale sia il deficit presente. La caduta specifica in uno o più aspetti del linguaggio si ha quando la prestazione del bambino è al di sotto di almeno 2 deviazioni standard rispetto alla norma.

Confrontando i risultati ottenuti con queste tre modalità, viene indicata l’area più deficitaria e il Neuropsichiatra Infantile emette in seguito l’etichetta diagnostica di Disturbo Specifico del Linguaggio.

Trattamento dei Disturbi Specifici del Linguaggio

Il trattamento tradizionale dei Disturbi Specifici del Linguaggio prevede un percorso riabilitativo di tipo logopedico, durante il quale vengono proposti esercizi mirati per le componenti linguistiche compromesse con lo scopo di elaborarne i corretti pattern e farli acquisire al bambino. Il fine ultimo è quello di raggiungerne la riproduzione corretta ed autonoma da parte del bambino nei vari contesti di vita.

Accanto a questo intervento si possono adottare degli strumenti compensativi, declinando la loro funzione a seconda delle caratteristiche del Disturbo del Linguaggio che presenta il bambino.

Tra questi spiccano gli audiolibri, i quali presentano delle caratteristiche che ne permettono una buona applicazione. Consentono infatti l’ascolto di un linguaggio ricco dal punto di vista lessicale, con una corretta forma grammaticale e con una lineare sequenza temporale degli eventi e dei rapporti causa-effetto, rappresentando per il bambino un mezzo per lavorare anche in autonomia. In quest’ottica si configurano quindi come accesso ad un linguaggio conforme alle regole della lingua, senza la necessità di dover dipendere da una figura di riferimento.