Il Deficit Visivo di Origine Centrale (DVOC) | Approfondimento

Il Deficit Visivo di Origine Centrale (DVOC) è un disturbo della funzione visiva secondario al danno o al malfunzionamento delle vie visive retrogenicolate (radiazioni ottiche, corteccia occipitale, sistemi visivi associativi) in assenza di patologie oculari maggiori. Può includere anche un deficit del controllo oculomotorio centrale.

Si tratta di uno dei disturbi visivi più frequenti che si verifica età evolutiva e si definisce centrale poiché va ad interessare le aree cerebrali deputate alla funzione della visione.

Cause del DVOC

Le cause del Disturbo Visivo di Origine Centrale sono numerose (malformazioni cerebrali, infezioni del feto, trauma cranico…) ed includono tutte quelle condizioni che vanno a colpire le vie visive retrogenicolate.

Tuttavia la causa più frequente è stata individuata nell’insulto ipossico-ischemico pre e perinatale, che determina una riduzione dell’apporto di ossigeno e/o sangue al cervello nel bambino e si verifica generalmente durante il parto o negli istanti precedenti ad esso.

Il DVOC come comorbidità

Dal momento che il Disturbo Visivo di Origine Centrale ha un’eziologia multifattoriale ed eterogenea, si ritrova come sintomo associato in numerose patologie del neurosviluppo, tra cui:

  • Encefalopatie ipossico-ischemiche emorragiche del neonato pretermine, a termine o con danno perinatale entro i 6 mesi dalla nascita. Spesso l’esito di questi insulti è la Paralisi Cerebrale Infantile
  • Malformazioni cerebrali
  • Idrocefalo, il quale comporta un aumento delle dimensioni dei ventricoli laterali con danneggiamento delle radiazioni ottiche
  • Infezioni del Sistema Nervoso Centrale
  • Epilessia, con presenza di tracciato patologico nelle aree deputate alla visione anche in assenza di altra lesione
  • Traumi cranici
  • Tumori che interessano la corteccia occipitale
  • Malattie metaboliche, neurodegenerative e mitocondriali
  • Intossicazioni da farmaci ed agenti chimici

In particolare il Disturbo Visivo di Origine Centrale sembra essere presente in circa il 70% dei casi di Paralisi Cerebrale Infantile. Le Paralisi Cerebrali Infantili (PCI) sono un gruppo di disordini permanenti dello sviluppo del movimento e della postura, che causano una limitazione dell’attività e che sono da attribuirsi a disturbi non progressivi verificatisi nel cervello del feto o del neonato in fase di sviluppo.

I disordini motori della paralisi cerebrale sono spesso accompagnati da disturbi della sensibilità, della percezione, dell’intelligenza, della comunicazione, del comportamento, da epilessia e da problemi muscolo scheletrici secondari. (Rosenbaum et al., 2005) Rappresentano una delle più comuni cause di disabilità in età infantile.

Sintomi, valutazione e diagnosi DVOC

Sintomi

La sintomatologia del Disordine Visivo di Origine Centrale si presenta come uno spettro di sintomi clinici, che può subire variazioni nel corso del tempo e che possono interessare le 3 componenti della funzione visiva:

  • Vedere – è costituita dalla via visiva primaria, la quale consente di raccogliere le informazioni e appunto di vedere. Per questa componente si riscontrano vizi refrattivi, anomalie del fondo dell’occhio, deficit di accomodazione, disallineamento degli assi visivi, alterazione dell’acuità visiva e della sensibilità al contrasto, deficit del campo visivo
  • Guardare – è composta dai muscoli oculari estrinseci, dai nervi che portano il messaggio ai muscoli e dai centri del sistema tronco-encefalico da cui originano i nervi. L’integrazione di queste strutture costituisce il sistema oculomotore, il quale permette agli occhi di muoversi per aiutare nel raccogliere l’informazione visiva. Per questa componente si riscontrano deficit di fissazione, di inseguimento e dei movimenti saccadici, strabismo, movimenti oculari anomali
  • Comprendere – è dipendente dalle strutture dei sistemi visivi associativi e consiste nella rielaborazione in modo complesso dell’informazione visiva che raggiunge i centri cerebrali superiori. Per questa componente si riscontrano deficit della percezione del movimento, dell’attività motoria visuo-guidata, disordini grafomotori/visuospaziali, disturbi del riconoscimento visivo.

Inoltre è possibile individuare precocemente dei segni di rischio della difficoltà visiva: mancanza di responsività di fronte ad uno stimolo, assenza di inseguimento visivo e di fissazione di un oggetto, presenza di stereotipie oculo-digitali. Queste ultime sono movimenti ripetitivi che consistono nel premere/sfregare i bulbi oculari con le mani e, se si verificano eccessivamente in termini di durata ed intensità, rappresentano un segno clinico tipico della difficoltà visiva. È importante rilevarne la presenza e cercare di sostituirle con attività più significative, per permettere al bambino di interagire con l’ambiente in uno scambio comunicativo.

Appare chiaro come con quadro visivo di questo tipo si abbiano ricadute in tutti gli ambiti della vita quotidiana. Il bambino ha infatti difficoltà ad orientarsi, ad esplorare l’ambiente e a spostarsi all’interno di questo, ad instaurare un contatto visivo, a riconoscere gli oggetti, a leggere, a compiere compiti manuali che prevedono la guida visiva. Tutto ciò determina, in età scolare, problematiche relative agli apprendimenti ed incrementa inoltre il rischio di isolamento sociale.

Valutazione e Diagnosi

Nel bambino piccolo non è possibile separare la funzione visiva dalle altre funzioni adattive quindi la valutazione viene effettuata in un’ottica multidisciplinare, che prevede il coinvolgimento di più figure specialistiche. L’équipe è composta da Oftalmologo, Ortottista, Neuropsichiatra Infantile e Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.

Queste figure professionali valutano lo stato di salute dell’occhio, la mobilità oculare, l’utilizzo della funzione visiva nel comportamento spontaneo, l’autonomia personale e l’orientamento nello spazio.

Per indagare questi aspetti il bambino viene sottoposto ad osservazione clinica e ad alcuni test, che vanno a quantificare l’integrità del sistema visivo e ad identificare la presenza di eventuali sintomi tra quelli citati in precedenza.

La collaborazione tra questi professionisti consente di elaborare il profilo funzionale delle abilità visive del bambino, che risulta indispensabile per la definizione della diagnosi neuroftalmologica.

Inoltre è possibile eseguire esami strumentali, come ad esempio i Potenziali Evocati Visivi (PEV), a supporto dell’indagine dei sintomi. I PEV sottopongono il bambino a stimoli visivi costituiti da un pattern di quadrati bianchi e neri, che ciclicamente invertono il loro colore. Tramite degli elettrodi posizionati sul cuoio capelluto è possibile registrare ed analizzare la risposta del Sistema Nervoso Centrale durante la somministrazione degli stimoli, verificando così il funzionamento delle vie ottiche.

Percorsi riabilitativi e Strumenti Compensativi

Trattandosi di una patologia conseguente ad un danno cerebrale non si può parlare di completa guarigione, ma si possono elaborare progetti riabilitativi che mirino al miglioramento del quadro ed individuare degli strumenti che facilitino lo svolgimento di alcune attività. Tali interventi vengono definiti sulla base del profilo funzionale e della diagnosi neuroftalmologica.

Progetti Riabilitativi – prevedono l’intervento del Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva ed hanno lo scopo di migliorare il comportamento visivo del bambino. Ciò viene perseguito in un contesto ludico, proponendo attività che richiedono l’utilizzo della funzione deficitaria. In questo modo si supporta il bambino a sfruttare l’abilità residua nell’ottica di incrementare la sua funzionalità.

Strumenti Compensativi – riguardano i diversi software e gli strumenti didattici che possono essere utilizzati per aiutare il bambino nello svolgimento delle attività scolastiche e della vita quotidiana. Essendo un disturbo visivo vengono proposti supporti che amplificano e/o sostituiscono tale funzione. Tra questi si possono trovare in particolare software di sintesi vocale ed audiolibri, che consentono al bambino di utilizzare anche i materiali scritti. La possibilità di sfruttare queste risorse facilita inoltre l’inclusione nel tessuto sociale e permette al bambino di accedere agli apprendimenti.

Approfondimento realizzato in collaborazione con la Dottoressa Cremonesi Michela, terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva