Disgrafia | Approfondimento

La Disgrafia è un disturbo dell’abilità grafo-motoria: c’è una minor competenza rispetto alla norma nell’imparare a scrivere in modo fluido, armonico e leggibile. Si tratta quindi primariamente di una problematica legata all’aspetto motorio del gesto grafico e non alla correttezza grammaticale e/o sintattica. Tuttavia occorre precisare che anche queste ultime potrebbero presentare delle carenze, secondarie alla ridotta fluenza della scrittura.

La Disgrafia appartiene alla categoria dei DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), insieme con Dislessia, Disortografia e Discalculia. Come da definizione di DSA, anche la Disgrafia si manifesta quindi in soggetti in cui si assiste ad una discrepanza tra le abilità intellettive nella norma e l’aspetto qualitativo della scrittura compromesso.

Generalmente fa la sua comparsa in età scolare, periodo in cui è necessario monitorare al meglio la situazione poiché i sintomi possono essere mascherati dall’avvio del processo di apprendimento della scrittura. Spesso infatti tali problematiche non vengono da subito riconosciute, perché si tende a ricondurle al fatto che il bambino non abbia mai scritto prima d’ora e gli errori siano dovuti al semplice fatto che stia imparando in quel periodo.

Cause della Disgrafia

Attualmente non è stata individuata una causa specifica per la Disgrafia e c’è ancora tuttoggi un dibattito molto aperto.

Si è però a conoscenza del fatto che si tratta di una problematica per lo più motoria, motivo per cui si ipotizza possano esserci dei deficit relativi all’attivazione funzionale delle aree cerebrali deputate all’organizzazione e all’esecuzione del gesto grafico per una produzione qualitativamente adeguata. Sono state formulate anche altre ipotesi, tra cui si ritrovano incoordinazione motoria, incompleta lateralizzazione (processo che consente la sincronizzazione dei movimenti tra visione e produzione grafica), difficoltà di orientamento spazio-temporale.

La Disgrafia inoltre può presentarsi anche come sintomo associato in caso di Dislessia, Disortografia e Disprassia.

Sintomi della Disgrafia

La Disgrafia si presenta come un disturbo a carico delle prassie grafo-motorie, ossia come difficoltà di tipo strutturale che riguarda la produzione e la riproduzione di forme stabili e convenzionali. Questo aspetto non è da vedersi come conseguenza di un’inadeguata stimolazione scolastica: ci sono bambini che, anche se stimolati adeguatamente, mostrano una predisposizione minore per le abilità grafiche, risultando così inaccurati qualitativamente dal punto di vista grafico.

In particolare si riscontrano difficoltà sulle cosiddette “convenzioni di scrittura”, ovvero i criteri comunemente accettati come adeguati e cioè:

  • Andamento verticale dal basso verso l’alto
  • Andamento in senso antiorario per le lettere curvilinee

Inoltre sono osservabili problematiche relative a:

  • Impugnatura dello strumento grafico
  • Tenere la riga – difficoltà di allineamento
  • Uso incostante dell’allografo preferenziale – con passaggio dal corsivo allo stampato, dal minuscolo al maiuscolo durante la scrittura di un testo
  • Caratteri di dimensioni eccessive o troppo piccole

Tutto ciò va ad interferire inevitabilmente con:

  • Rapidità e fluenza – risultano più lenti rispetto ai coetanei e con interruzioni del tratto
  • Leggibilità – spesso infatti i bambini non riescono a rileggere ciò che hanno scritto

Si possono avere anche ripercussioni sugli aspetti ortografici dovuti alle difficoltà nelle fluenze: il bambino, non riuscendo a seguire il ritmo dei coetanei in ambiente scolastico ad esempio durante i dettati, può compiere omissioni e delezioni di parti di parole o parole intere per conformare le sue tempistiche di esecuzione del compito a quelle dei compagni.

Valutazione e Diagnosi di Disgrafia

La valutazione e la diagnosi di Disgrafia richiedono l’intervento di Neuropsichiatra Infantile, Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva e/o Logopedista ed eventualmente lo Psicologo. La diagnosi è effettuabile a partire dalla fine della seconda elementare.

Innanzitutto il bambino viene sottoposto ad una visita neuropsichiatrica, in cui vengono raccolte tutte le informazioni anamnestiche e condotti i test cognitivi. Successivamente il Neuropsichiatra Infantile invia il bambino e la sua famiglia presso un Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva e/o un Logopedista, che si occupano della valutazione funzionale degli aspetti grafici. Inizialmente verranno osservate l’impugnatura dello strumento grafico e le produzioni del bambino in un contesto non strutturato, quindi facendolo ad esempio disegnare e scrivere in autonomia senza che ci siano un compito specifico e delle regole da seguire.

Il bambino viene poi sottoposto ai test per la valutazione della Disgrafia, in modo da poter avere anche un riscontro oggettivo che completa le osservazioni del professionista. La Scala sintetica per la valutazione della scrittura in età evolutiva è l’adattamento italiano della BHK: questo è lo strumento più conosciuto ed utilizzato nella pratica clinica per la quantificazione della disgrafia evolutiva nelle sue componenti di cattiva qualità del segno grafico e disfluenza.

La BHK prevede un’analisi della scrittura, la quale si articola in 13 parametri che descrivono le caratteristiche dell’atto grafico e permettono l’identificazione del segno “Disgrafia”, attraverso la copiatura in corsivo di un testo in 5 minuti.

I parametri della BHK sono i seguenti:

  • Grandezza della scrittura – può essere eccessivamente grande o piccola
  • Margine sinistro non allineato – può essere inclinato a destra
  • Andamento altalenante della linea di scrittura – la scrittura può essere ondeggiante, a volte sopra o sotto la linea di riferimento
  • Spazio insufficiente tra le parole – le lettere possono essere attaccate o molto vicine
  • Angoli acuti o collegamenti allungati – la traccia di scrittura può non essere fluida, con angoli acuti al posto delle normali curve di scrittura o con allungamenti delle linee di scrittura normali
  • Collegamenti interrotti tra le lettere – alcune lettere che formano una parola possono presentarsi staccate anziché unite
  • Collisione fra lettere – le lettere possono urtare tra di loro o essere sovrapposte
  • Grandezza irregolare delle lettere – il corpo delle lettere può non essere costante, ma apparire a volte più piccolo ed altre più grande
  • Misura incoerente fra lettere con e senza estensione – la grandezza tra lettere con estensione (es. p, q, d…) e quelle senza estensione (es. a, o, e…) può essere simile
  • Lettere atipiche – le lettere possono essere scritte in modo diverso rispetto alle normali convenzioni di scrittura
  • Forme ambigue delle lettere – le lettere possono essere scritte in modo non perfetto e sembrarne così delle altre (es. la “o” non perfettamente chiusa si può confondere con una “u”)
  • Lettere ritoccate o ricalcate – le lettere possono essere riscritte o aggiustate con lo scopo di migliorarle
  • Traccia instabile – la scrittura può essere inficiata da tremolii, incertezze ed esitazioni

La Disgrafia viene individuata da un punteggio inferiore a -1,5 deviazioni standard. Se si è in presenza di un punteggio borderline si parla di cattiva scrittura e non di disgrafia, ma è importante approfondire comunque il deficit presente.

Per avere una panoramica più completa però tale punteggio della BHK viene correlato anche alla velocità di scrittura, che risulta patologico se è inferiore a -1,5 deviazioni standard per la classe frequentata. I disgrafici lenti sono quelli con maggiori difficoltà, poiché quelli veloci potrebbero migliorare la propria prestazione se scrivessero più lentamente.

Inoltre può anche esserci l’intervento di uno Psicologo, che va ad indagare gli aspetti più emotivi che possono interferire durante la scrittura.

In seguito ad una riunione d’équipe in cui si elaborano i risultati ottenuti da ogni professionista, si raggiunge l’emissione della diagnosi di Disgrafia da parte del Neuropsichiatra Infantile.

Prevenzione per la Disgrafia: esercizi utili

Per allenare la coordinazione motoria ed oculo-manuale, con benefici anche sull’aspetto grafico, possono essere proposti dei giochi propedeutici all’acquisizione delle abilità di scrittura. Tali attività vengono solitamente proposte nella Scuola d’Infanzia, ma sono riproducibili anche nel contesto familiare.

Giochi corporei – sono finalizzati alla presa di consapevolezza del proprio corpo. Tra questi si trovano: saltare, strisciare, gattonare, correre, giochi con la palla o percorsi.

Giochi di motricità fine – consentono al bambino di sviluppare coscientemente l’utilizzo consapevole delle mani per poter poi iniziare le attività di scrittura. Tra questi si trovano: ritagliare, strappare la carta, avvitare o aprire i barattoli, infilare le perline per fare una collana.

Giochi di shifting – il bambino può sperimentare il posizionamento ottimale della matita tra le dita. SI può ad esempio far scivolare un oggetto sulla superficie delle dita.

Giochi di rotazione – ad esempio far ruotare la matita per cancellare con la gomma sull’estremità opposta

Disegni – permettono al bambino di sperimentare la motricità fine. Tratti, scarabocchi e disegni da far fare liberamente.

Attività di pregrafismo – prevedono l’esecuzione di un gesto grafico che servirà come trampolino di lancio per le acquisizioni successive. Nei pregrafismi il bambino può inizialmente ricalcare i tratteggi che compongono il tratto e poi riprodurlo in autonomia. Si tratta di forme pensate per allenare il movimento di polso, mano e dita in modo funzionale per la seguente scrittura delle lettere (es. onde, cerchi, linee…).

Intervento riabilitativo Disgrafia

La Disgrafia si configura come un disturbo permanente, pertanto non si può pensare ad una completa risoluzione delle problematiche presenti. Tuttavia possono essere previsti degli interventi per i soggetti affetti, con lo scopo di fornire strategie adeguare per migliorare la prestazione della scrittura.

L’intervento riabilitativo della Disgrafia prevede il coinvolgimento del bambino in compiti di manipolazione, concentrandosi maggiormente nella componente di manipolazione fine. Vengono quindi proposte attività che prevedano l’utilizzo di oggetti non eccessivamente grandi con il fine di allenare la coordinazione oculo-manuale e sensibilizzare alla manipolazione selettiva delle dita. In quest’ottica possono risultare utili giochi come chiodini e pasta modellabile.

Si va poi ad intervenire sull’impugnatura dello strumento grafico e sulla produzione grafica. Nel primo caso si può prevedere l’utilizzo di impugnature in gomma da applicare sulla matita o sulla penna per rendere la presa più funzionale oppure di particolari matite, che si trovano in commercio, con scanalature indicanti la posizione che le dita devono assumere. Per la produzione grafica invece si andrà a lavorare sulla riproduzione di immagini (es. animali, oggetti) e sui pregrafismi, per allenare anche tutta quella componente di coordinazione motoria polso-mano-dita collegata all’atto della scrittura.

Durante l’esecuzione di tutte queste attività vengono sempre controllate la postura del bambino e la posizione del materiale sul tavolo, in modo che siano corrette e non vadano a rappresentare un ostacolo per la visione e per i movimenti della mano.

Strumenti compensativi per la disgrafia:

tra software, audiolibri e quaderni per la Disgrafia

Per i bambini disgrafici è possibile pensare all’adozione di strumenti compensativi, che siano integrati con le attività riabilitative più classiche e possano fungere da supporto durante l’esecuzione dei compiti di scrittura.

Per contrastare la difficoltà nella fluenza e ridurre i tempi di scrittura si può utilizzare una tastiera oppure il riconoscimento vocale: nel primo caso si sfruttano le dita per premere i pulsanti delle lettere, nel secondo invece si detta verbalmente ciò che si vuole scrivere. Non bisogna infatti pensare alla penna come all’unico mezzo per scrivere, ma si possono adottare anche queste modalità, che inoltre vengono utilizzate ormai nella quotidianità anche da soggetti senza difficoltà.

Un altro strumento che si può utilizzare è l’audiolibro. In questi casi non rappresenta un mezzo per migliorare la lettura e la comprensione del testo, ma può essere sfruttato per allenarsi nella lettura sotto dettato e successivamente nella revisione. Il bambino così può svolgere in autonomia i suoi esercizi, senza dover dipendere da un adulto di riferimento che detti il testo. Inoltre ha la possibilità di poter riascoltare nuovamente il brano e contemporaneamente controllare quanto scritto, verificando se ha omesso qualche termine e se a lui risulta leggibile la sua grafia. In questo senso l’audiolibro diventa un buon strumento, che assolve alla duplice funzione di dettatura e in un secondo momento di feedback per il controllo della scrittura, promuovendo anche l’autonomia nella gestione del compito.

Infine possono essere adottati anche i quaderni per la Disgrafia. Si tratta di quaderni cartacei di dimensioni classiche, la cui particolarità è quella di avere le righe alternativamente di due colori diversi. Ciò viene sfruttato per aiutare il bambino ad identificare ad esempio gli spazi dedicati al corpo delle lettere e quelli per le loro estensioni superiori o inferiori, con lo scopo di conferire maggiore armonia alla produzione scritta.